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Dibata subra sa limba: "Un concorso? Perché no?"

di Francesco Casula

| di Francesco Casula
| Categoria: Attualità
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Un concorso con la Limba? E perché no? (Da Truncare sas cadenas, su 5 de trìulas)

Nel 1977 il segretario provinciale nuorese dell’allora PCI, invitava con una circolare spedita a tutte le sezioni del partito a non aderire, anzi a boicottare la raccolta di forme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul Bilinguismo perché “separatista e attentatrice all’Unità della Nazione”! Ricordo che tale iniziativa, che poi raccolse le firme occorrenti, era stata lanciata e gestita da su Comitadu pro sa Limba presieduto dal poeta Francesco Masala e composto da intellettuali prestigiosi come Giovanni Lilliu, Eliseo Spiga, Elisa Nivola e tanti altri. Ebbene, a più di 35 anni di distanza, i nipotini del PCI – per fortuna non tutti – pervicacemente continuano ad opporsi alla Lingua sarda. Per loro sembra diventata un’ossessione. Così sia il Pd che Sel al Consiglio comunale di Cagliari, in merito all’ordine del giorno (dei Consiglieri Enrico Lobina, Giuseppe Andreozzi, Giovanni Dore, Ferdinando Secchi e Marco Murgia, cui va il mio plauso) sull’introduzione della Lingua sarda come elemento di valutazione nei concorsi pubblici, esprimono “perplessità” e parlano di “possibile discriminazione”. Ma di che cianciano? Un Sardo nella sua terra, nella sua comunità, nella sua Nazione verrebbe discriminato se in un Concorso pubblico è sottoposto a una verifica sulla conoscenza della sua lingua madre? Ma almeno, conoscono le Leggi, sos pagu onorevoleddos de Casteddu? Sanno che la Legge 26 del 1997 riconosce alla lingua sarda “pari dignità rispetto alla lingua italiana”? Sanno che una Legge dello Stato italiano, la 482 del 1999, riconosce la Lingua sarda come lingua minoritaria? Sanno, per esempio, che nel Concorso per l’assunzione di quattro giornalisti professionisti con contratto a tempo indeterminato da destinare, quali estranei all’Amministrazione, all’Ufficio stampa del Consiglio regionale la prova orale verterà, (oltre che su nozioni di diritto costituzionale e regionale e di procedura parlamentare), sulla Storia della Sardegna e su elementi di linguistica sarda, dai quali si possa evincere almeno un’adeguata comprensione della lingua sarda parlata e scritta? E sanno ancora che dovrebbero smetterla con gli insipienti e sciocchi interrogativi su :“quale Sardo”? Perchè la lingua sarda è una e solo una, unitaria dal punto di vista sintattico-grammaticale, con alcune diversità lessicali (che rappresentano comunque una ricchezza inestimabile) e la cui sostanziale differenza fra le varie parlate è solo fonetica? Non conoscono tutto ciò? Che si mettano a studiare

Francesco Casula

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