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Terminati gli scavi nel sito di Mesumundu. Marco Milanese: «questa campagna ha contribuito a cambiare, in maniera significativa, la visione del sito di Mesumundu»

| di Antonio Caria
| Categoria: Attualità
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Siligo. Si è conclusa la campagna di scavo relativa alla settima edizione della Scuola estiva di Archeologia Medievale, organizzata dalle Cattedre di Archeologia Medievale e di Metodologia della Ricerca Archeologica dell’Università di Sassari, in collaborazione con il Comune e tenutasi nel sito di Mesumundu.

I lavori si sono protratti per 5 settimane e ha visto coinvolti circa 30 studenti, dell’Università di Sassari, Cagliari, Pisa, Bologna, Madrid e Barcellona che, grazie all’ausilio di archeologi professionisti (Gianluigi Marras, Maria Cherchi, Alessandra Deiana, Federica Zedda, Claudia Seddone e Anna Bini) hanno potuto apprendere le varie tecniche di uno scavo archeologico.

Entusiasta il  professor Marco Milanese (direttore scientifico) che ha sottolineato come «questa campagna ha contribuito a cambiare, in modo significativa, l’idea e la visione del sito di Mesumundu». Ciò dovuto, a suo modo di vedere, al raggiungimento di risultati di tipo intensivo. «La durata nel tempo del sito di Mesumundu si è allargata in maniera significativa. Ora abbiamo davanti un sito che, dal periodo nuragico, passa nella fase punica (3 secolo Avanti Cristo) fino ad arrivare alla formazione di un vero e proprio insediamento lungo la strada romana che da da Turris Libisonis (attuale Porto Torres) portava a Karalis (Cagliari) ».

Annunciato il ritrovamento di alcune monete puniche e l’individuazione di un grande edificio di epoca romana con un cortile e numerosi ambienti. Ciò grazie all’ausilio di un drone e di indagini geofisiche. Ciò a ribadire il forte carattere tecnologico di questi scavi. Per Milanese «l’idea è quella che sia stata individuata la parte residenziale della mansio (stazione di sosta). Per il momento avevamo solo le terme. Questo potenzia la visione del sito».

Un’altra scoperta, fatta con lo scavo, è stata quella relativa al periodo vandalico di Mesumundu. «Probabilmente una piccola comunità che abitava nella zona aveva individuato nelle rovine di questa stazione di sosta, un’area in cui organizzarsi sfruttando alcuni ambienti delle strutture romane e un polo importante, rappresentato da una piccola Chiesa con le tombe intorno».

Ribadita ancora una volta l’importanza della valorizzazione del sito archeologico in quanto lo stesso «raddoppia la sua grandezza con quanto è stato trovato». Mesumundu potrebbe costituire, sempre secondo il direttore scientifico, un’importante risorsa culturale per il territorio, con l’opportunità di poter dare lavoro a qualche cooperativa locale. Un ringraziamento è andato anche all’Amministrazione comunale, al sindaco Mario Sassu e all’ingegnere comunale Giuliano Urgeghe

Antonio Caria

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