Alghero. Il 21 luglio, nella sala conferenze de “Lo Quarter”, sotto l’egida dell’Aes (Associazione Editori Sardi), si è svolto il primo workshop di “Liber y Liber” intitolato “Alghero tra mare e terra nel cibo tradizionale”, un modo come un altro per mettere il risalto il patrimonio agricolo della città catalana, con la produzione di oli e vini di notevole importanza per l’economia della Sardegna.
All’incontro, moderato da Tommaso Sussarello, hanno preso parte Giuseppe Izza, Giovanni Fancello e Torquato Frulio
Izzo ha ricordato come il “Salto di Qualità” fu fatto nel 1624 quando il viceré Giovanni Vivas portò in Sardegna una cinquantina di maestri innestatori di ulivo provenienti da Valencia e Maiorca, che insegnarono l’arte dell’innesto in tutta l’isola, tra cui quelli di varietà spagnola, oggi conosciuti come “Bosana”. Una assoluta novità, visto e considerato che fino ad allora si era prodotto solo olio di olivastro e lentischio.
Della limitata presenza della pastorizia nel territorio algherese ha invece parlato Fancello. Non si può dire lo stesso per i suoi prodotti, provenienti da Villanova Monteleone, Olmedo, Ittiri o Thiesi – frutto di scambi con i prodotti della pesca. Ne è prova la sosta in città di Carlo V che, per la sua spedizione ad Algeri, prese di tutto fuorché le pecore.
Frulio ha invece posto l’accento sull’importanza della marineria di Alghero attraverso l’analisi del cibo dei marinai e un confronto tea il passato e il presente dell’alimentazione locale. A suo modo di vedere, è necessario il recupero delle varietà legate alla pesca costiera, andate perdute negli ultimi anni.
