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Il Meilogu al voto - prima parte: il futuro dei Comuni e delle Unioni secondo i candidati alla carica di Sindaco

| di Mauro Piredda
| Categoria: Politica
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Iniziamo a pubblicare le risposte dei candidati alla carica di Sindaco dei Comuni del Meilogu (o meglio, di chi tra loro ha risposto) alle cinque domande poste da Meilogu Notizie. Oggi ci concentriamo sul futuro delle amministrazioni comunali a seguito delle riforme degli Enti locali proposte e sul ruolo che dovrebbero avere i Comuni e le Unioni dei Comuni. Il prossimo articolo (che entrerà nel rapporto tra programmazione e partecipazione popolare) sarà pubblicato dopodomani, mercoledì 20 maggio.


Da tempo si parla di riforme che dovrebbero coinvolgere i nostri Comuni, bersaglio facile delle politiche di revisione della spesa nonostante «il risparmio, la parsimonia e la collaborazione che attuano ormai da anni – come sostiene Mario Sassu, candidato sindaco nella sua Siligo - dovrebbe essere di esempio a Ministeri e Istituzioni romane».

Allo stato attuale non c'è molta chiarezza circa il futuro delle nostre biddas. È quanto emerge dalla risposta di Paola Calaresu del Progetto civico di Pozzomaggiore: «la riforma in corso di definizione è per ora non chiara nella distribuzione dei compiti e ad oggi non fa emergere compiutamente quale ruolo dovrebbero avere i diversi soggetti in gioco, dai Comuni alle Unioni».

Certo, si pensa (come sostiene Roberto Marras, candidato sindaco a Bessude) «che i Comuni e le Unioni dovrebbero colmare il vuoto creatosi dalla abolizione delle provincie, venendo a mancare l'ente intermedio che la provincia rappresentava verso la Regione».

Ma, aggiunge Tonino Pischedda, il sindaco uscente che si sta riproponendo ai cittadini di Pozzomaggiore «il futuro è alquanto nebuloso, traballante ed incerto; la riforma degli enti locali allo stato embrionale è molto confusa, peraltro non condivisa da parte della stragrande maggioranza dei sindaci, delle province e delle Unioni di Comuni. Essa necessita di immediate revisioni, previe consultazioni che ritengo necessarie e propositive da parte della base».

Inoltre in questo «confuso panorama normativo in materia di Enti Locali – aggiunge il silighese Sassu - sia il legislatore nazionale che il governo regionale, tentando ricette miracolose, hanno ormai perso di vista la cosa fondamentale: il cittadino, la sua identità e la sua dignità».

Gli fa eco Alessandro Mereu, uno dei due candidati di Mara: «non si può seguire una direttiva calata dall’alto senza che prima ci sia un attento studio delle necessità locali. La regione Sardegna deve imporre si delle linee guida, ma lasciando ampio spazio di programmazione alle realtà territoriali, che possono essere le unioni di comuni, o altre aggregazioni minori, se i risultati sono migliori».

Più volte si è persino parlato di accorpamento dei Comuni, ma per Lucia Catte, sindaco uscente e ricandidatosi a Romana, è una misura «a mio avviso, molto discutibile, anche perché rischia di cancellare la storia e l’identità di molte delle comunità del nostro territorio in nome di un risparmio sui costi della politica, che mai come in questo caso, invece, sono il prezzo della democrazia».

«L'ipotesi della fusione dei piccoli comuni – ha aggiunto Sabrina Sassu, candidata a Cossoine - è in discussione da anni, ma ha trovato un naturale attecchimento solo in alcune regioni del nord Italia, mentre tale strumento, ad oggi facoltativo, trova un profondo riscontro negativo nella restante parte del nostro paese. Appare decisamente più favorevole l'obbligo della gestione associata delle funzioni fondamentali, di imminente attuazione (fin dal 2015); tale imposizione del legislatore appare a mio avviso non un vincolo, ma una grande opportunità per le nostre comunità, sia da un punto di vista dell'efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, sia nel senso di favorire una maggiore apertura culturale dei piccoli Comuni, spesso arroccati in inutili posizioni campanilistiche. La gestione associata non svuoterà l'autonomia programmatoria dei piccoli comuni, ma se attuata in modo razionale, rafforzerà la capacità di risposta al soddisfacimento dei crescenti bisogni della nostra comunità».

E in questa prospettiva, quale deve essere la natura delle amministrazioni comunali? «Anche in futuro essi vorrebbero continuare a costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità che amministrano», sottolinea Calaresu.

Per Catte «i piccoli Comuni devono rimanere il principale punto di riferimento per le popolazioni di quei territori che, a rischio di marginalizzazione, più di altri hanno già pagato le conseguenze della crisi economica e della politica fallimentari che in nome del risparmio, della Spending Review, tutto è stato già razionalizzato, chiuso e accorpato da tempo». Anche perché, sottolinea il primo cittadino romanese, «non sono i piccoli Comuni la fonte degli sprechi o la causa del dissesto finanziario del Paese». E nonostante siano stati «privati di molti importanti servizi per i cittadini come gli uffici postali, i presidi sanitari, le scuole di primo grado, le stazioni dei Carabinieri, essi rimangono spesso l’unica presenza dello Stato, fondamentali presidi democratici e riferimenti economici e culturali, delle singole comunità, senza i quali si rischia di far degenerare i fenomeni di abbandono e di degrado del territorio».

Per Francesco Spanu, sindaco ricandidatosi a guidare Bonnanaro «il comune deve riappropriarsi della funzione naturale che gli è più consona, cioè tutelare e conservare il proprio patrimonio e territorio, rafforzare il ruolo di front-office con la persone, mettendolo in condizioni di dare risposte certe e concrete, non solo ai bisogni più elementari, ma anche a quelli che le nuove norme decentrano sempre di più, attribuendole ad enti distanti dal cittadino».

Resta quindi da capire come dovrebbero essere strutturate le Unioni dei Comuni e che rapporto dovrebbero avere con gli Enti locali più prossimi al cittadino. Se Mereu sostiene che le «sinergie possono consentire un miglioramento dei servizi offerti ai cittadini con risparmi di spesa», Calaresu aggiunge che «le Unioni per poter funzionare devono avere risorse certe e possibilità di avere una dotazione organica propria, così da poter esercitare appieno la funzione di centro promotore dello sviluppo socioeconomico di un territorio sovra comunale».

Per Pischedda i Comuni dovrebbero «continuare a conservare la propria autonomia». Le Unioni? «Esse dovrebbero ereditare le funzioni già di competenza della province ed avere, oltre al ruolo gestionale del quale ancora non abbiamo cognizione esatta, quello di coordinamento ed eventualmente vedersi assegnati i presupposti per poter esercitare funzioni associate che non mirino solamente ad improbabili risparmi di spesa, che io personalmente non vedo attuabili».

Gianfranco Soletta, sindaco di Thiesi ricandidatosi per un secondo mandato punta sull'aspetto volontaristico delle Unioni e sui pregi delle convenzioni: «Io ho sempre sostenuto e sempre sosterrò l’associazionismo efficiente generato dal basso e non calato dall’alto. Un associazionismo legato all’efficienza e all'economicità dei servizi e delle funzioni svolte, indipendentemente dal tipo di strumento usato e non un associazionismo da costituire tramite unioni obbligatorie per tutti i comuni sotto i 5000 abitanti come imposto dalla legge. Ritengo che l’azione congiunta tra più Comuni per gestire funzioni e servizi comporti difficoltà tali da richiedere, non unioni ingessate, ma forme snelle ed adattabili ad ogni funzione, modificabili in rapporto alla necessità e, ove necessario, eliminabili senza complicazioni tecno-giuridiche eccessive. In un sistema politico istituzionale mutevole ed in continua evoluzione, come quello attuale degli Enti Locali, a mio avviso resta più adatto per i piccoli Comuni lo strumento della convenzione, che consente l’integrazione fra i Comuni senza mettere in discussione l’identità di ognuno di essi e senza creare ulteriori apparati e burocrazie. Pertanto con questo sistema tutte le funzioni comunali saranno convenzionate ma a ciascun Comune resterà l'autonomia per portare avanti tutti i servizi per i propri cittadini e il ruolo dei comuni non viene snaturato».

Sulla stessa lunghezza d'onda Spanu: «Penso che anche le Unioni dei comuni, ideate con lo scopo di risparmio della spesa, finora non hanno portato sensibili benefici agli enti locali che ne fanno parte. Il loro ruolo dovrebbe essere più incisivo e presente in merito alle funzioni ad esse delegate. Occorre metterli in grado di gestire al meglio quei servizi che un piccolo comune ormai non è più in grado di garantire. Penso al servizio della polizia municipale, alla gestione dei piani per la protezione civile, alla raccolta dei rifiuti, alla creazione di una rete per la promozione e lo sviluppo del territorio, alla realizzazione di reti intranet tra i comuni del territorio, alla gestione dei servizi informatici e telematici, etc».

Tuttavia per Giuseppe Deiana, attuale sindaco di Giave in corsa per continuare a guidare il paese «si stanno elaborando soluzioni che sempre meno velatamente “razionalizzano” secondo formule asettiche ogni cosa, equiparando la nostra realtà territoriale a quella di territori omogenei ed in alcuni casi addirittura a città metropolitane. Alcune volte si ha l’impressione di avere a che fare con proposte studiate a tavolino dove macroelementi di valutazione come la densità demografica, orografia del territorio,  rete viaria, sistema dei trasporti locale regionale, la distribuzione dei servizi essenziali ed altri ancora non vengono assolutamente presi in considerazione. Faccio un esempio. L’Unione dei Comuni del Meilogu ha promosso l’accorpamento a regime del servizio di raccolta e trasferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani con la relativa bollettazione del dovuto in capo alla ditta appaltatrice secondo un progetto innovativo e all’avanguardia. È una funzione che l’Unione può svolgere nel rispetto dell’efficacia e della economicità quindi da mantenere in capo all’ Unione. Di contro la nostra bassa densità territoriale e le distanze oltre che elementi ulteriori come l’orografia accentuata, mal si sposano ad esempio con l’istituzione del corpo di Polizia Municipale esclusivamente in capo all’Unione. Tra i nostri fattori penalizzanti vi sono le forti distanze che limiterebbero l’efficacia del corpo di polizia suddetto penalizzandoci come cittadini anche economicamente. In questo caso sarei, sì, per trasferire la funzione ed il coordinamento all’unione ma mantenere localmente il presidio del vigile urbano magari allargato anche a competenze diverse che peraltro in alcuni casi già svolgono. Stessa impostazione terrei  per i servizi sociali».

Per il silighese Sassu c'è poi da tenere in considerazione «la complessa legislazione, costruita in 150 anni di esperienze. Parliamo di materie talmente varie e complesse che è pressoché impossibile soppiantarle senza un percorso lungo, attento e delicato. Basti pensare alle anagrafi, ai corpi elettorali, ai Bilanci e ai Mutui di ciascun ente. Servizi e uffici questi che per loro natura, non potranno mai essere accorpati senza una preventiva modifica della pletora di Leggi che reggimentano le singole materie. Bisognerà fare in modo che ciascun Sindaco abbia un ruolo concreto e forte a livello associato, in modo tale da tutelare al massimo la comunità che egli rappresenta evitando così la perdita della nostra identità. Bisognerà inoltre vigilare affinchè con le Unioni di comuni che dovranno coadiuvare gli enti locali nello svolgimento di quelle funzioni e servizi, non si corra il rischio di creare nuovi carrozzoni politici, lungaggini e ulteriori costi che poi, ricadono irrimediabilmente sui cittadini».

«Sarà necessaria probabilmente – ha concluso Catte - una programmazione oculata e razionale della gestione associata di alcune funzioni fondamentale sarà necessaria, per garantire maggiore efficace ed efficienza dell'azione amministrativa, ma sarà opportuno riflettere su alcune rigidità del legislatore, che riducono fortemente l'autonomia organizzativa e decisionale degli enti locali. Occorrerà, inoltre, lavorare sul cambiamento culturale dei nostri territori, per favorire una nuova visione delle istituzioni».

Mauro Piredda

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