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I comitati sardi scrivono una lettera aperta ai candidati alle regionali.

Tra le proposte "un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale che tenga conto delle reali necessità delle nostre comunità"

redazione
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Pubblichiamo integralmente la lettera aperta ai candidati alla presidenza della Regione (allegando il manifesto d’intenti) elaborata dal Coordinamento sardo Non Bruciamoci il Futuro (al quale aderisce il Comitato No al Termodinamico a “Su Padru” di Cossoine). Le proposte sono state presentate stamattina alla conferenza stampa indetta dal coordinamento al palazzo civico di Cagliari. Fonte: arrexini.info


Il Coordinamento Sardo “Non Bruciamoci il Futuro” è stato costituito il 10 Luglio 2011 da comitati, associazioni e gruppi territoriali di cittadini impegnati sul tema della produzione e distribuzione innovativa dell’energia e della gestione corretta dei rifiuti. Il Coordinamento si pone l’obiettivo di sensibilizzare il mondo politico e l’opinione pubblica sull’urgenza di dotare la Regione Sardegna di un nuovo Piano per la Gestione dei Rifiuti Urbani e di un nuovo Piano Energetico Ambientale che prevedano:

la graduale dismissione delle grandi centrali di produzione a combustione, la produzione di energia da fonti rinnovabili sostenibili e il più possibile distribuita, con particolare attenzione agli usi domestici, alle aree produttive e industriali e alle piccole imprese, scoraggiando la realizzazione di mega impianti e incentivando invece l’autonomia energetica e le politiche di risparmio;

la graduale dismissione degli impianti di incenerimento dei rifiuti, il potenziamento della raccolta differenziata e la dotazione di infrastrutture per il recupero e riciclo spinto dei materiali post-consumo.

Considerato che

a) La produzione di energia elettrica in Sardegna è superiore alla richiesta interna e la nostra Regione è già oggi tra i maggiori produttori di CO2, se si considera che, secondo dati recenti, la produzione media pro capite è di 11 ton./anno, superiore del 40% alla media nazionale. Eppure gli investimenti nella produzione di energia elettrica previsti nel vecchio Piano Energetico Ambientale Regionale sono tesi allo sfruttamento prevalente e immediato dei combustibili fossili, tra i quali i residui della raffinazione petrolifera (TAR) (fortemente incentivati con i CIP6 quali fonti impropriamente assimilate alle rinnovabili) e all’esportazione della produzione in surplus, con grave danno per la salute dei sardi e senza beneficio economico alcuno. Quello stesso Piano prevede sostanzialmente il raddoppio delle emissioni di CO2 rispetto al 1990, in aperta violazione degli accordi internazionali di Kyoto che lo stato italiano si è impegnato ad accogliere.

Tra le fonti energetiche rinnovabili prevale attualmente il ricorso alle centrali a biomassa con progetti anche in fase avanzata di autorizzazione o autorizzati per inceneritori a “biomassa” di grande taglia, che pongono un pesante problema sanitario. Vengono privilegiati anche i vasti campi fotovoltaici e i parchi eolici, trasformando le nostre terre in kilowattore sovvenzionati, andando a peggiorare la produzione agricola locale che già soffre parecchio, dal momento che importiamo l’85% del nostro fabbisogno alimentare.
Contemporaneamente, assistiamo alla mobilitazione popolare diffusa espressa dai tanti comitati che con convinzione e determinazione si oppongono all’invasione del nostro territorio da parte di società interessate alla ricerca di risorse geotermiche in numerosi Comuni sardi e alla realizzazione di grosse centrali di solare-termodinamico, in luoghi a naturale vocazione agricola e turistica. Tutte opere di notevole impatto paesaggistico e ambientale che comportano alterazione della morfologia dei paesaggi, potenziale contaminazione delle falde acquifere, impatto sugli habitat e sulla fauna, con scarsi benefici per le popolazioni e notevoli vantaggi finanziari a favore dei gestori.
Ai permessi di ricerca per risorse geotermiche si sommano quelli per idrocarburi liquidi e gassosi, sia in mare che in terra. Ovunque cambiano i nomi delle società interessate ma non i rischi connessi con le eventuali concessioni esplorative.

b) Sul fronte rifiuti, il vecchio Piano Regionale dei Rifiuti prevedeva che entro il 2012 la raccolta differenziata raggiungesse progressivamente almeno il 65% del totale dei rifiuti prodotti. Per la parte restante di rifiuti (indifferenziati) aveva però individuato l’incenerimento come unica scelta privilegiata. Questa scelta porterebbe la Sardegna ad incenerire il 35% dei rifiuti prodotti, contro l’attuale 20%, una scelta sproporzionata e sconsiderata in totale disarmonia con quanto avviene a livello internazionale, dove la quota trattata si aggira intorno al 23% e a livello nazionale, con il 17%.

La raccolta differenziata in Sardegna nel 2012 si è attestata sul 48,5% (14° Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna, anno 2012), ben al di sotto delle previsioni del vecchio Piano, a riprova dell’assenza di volontà e di strategie politiche regionali su questo versante, mentre si sta pericolosamente spingendo sul potenziamento degli inceneritori esistenti (Tossilo) e sulla costruzione di nuovi, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita di circa 100.000 ton. negli ultimi 4 anni.
E’ inoltre del tutto assente un’analisi critica degli aspetti socio-sanitari e delle correlazioni inceneritori/ neoplasie, patologie cardio-vascolari e degenerative, quantunque siano disponibili numerose ricerche a livello nazionale e internazionale che suggeriscono un responsabile atteggiamento di precauzione per l’incenerimento dei rifiuti, una problematica che non può essere affrontata esclusivamente da un punto di vista tecnico-gestionale.
Il ricorso all’incenerimento condiziona pesantemente la presente e futura pianificazione regionale, pregiudicando lo sviluppo di altre tecnologie e metodologie innovative che, attraverso piccoli ambiti locali virtuosi e distretti industriali del riciclo e riuso, potrebbero produrre a regime dodici volte l’occupazione locale nel settore.

Sollecitiamo i candidati alla presidenza della Regione Sardegna affinché assumano precisi impegni per:

  • - un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale che tenga conto delle reali necessità delle nostre comunità;
  • - la graduale dismissione delle grandi centrali di produzione a combustione, per consentire alla Sardegna diraggiungere gli obiettivi previsti dall’accordo di Kyoto;
  • - strategie a favore dell’efficienza energetica e dello sviluppo dell’energia sostenibile in Sardegna;
  • - un nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani che metta al bando il ricorso all’incenerimento e preveda la progressiva dismissione degli inceneritori esistenti in Sardegna;
  • - lo stop delle procedure di autorizzazione per nuovi impianti di incenerimento, per il potenziamento di quelli esistenti e per nuovi progetti per l’utilizzo delle energie rinnovabili, a tutela dei nostri territori dalle speculazioni attualmente in essere, in attesa della definizione di nuovi Piani regionali;
  • - il potenziamento della raccolta differenziata e la dotazione delle infrastrutture per il recupero e riciclo completo dei materiali post-consumo, riducendo progressivamente il conferimento in discarica e l’incenerimento, con l’obiettivo di avvicinarsi al traguardo dei Rifiuti Zero;
  • - la bonifica dei circa 450.000 ha. dichiarati SIN (Siti di Interesse Nazionale), inquinati da attività industriali pregresse o ancora attive;
  • - la ricerca sui danni alla salute causati dalle condizioni ambientali modificate dalle combustioni e per la tutela della salute e della qualità dei nostri prodotti alimentari;
  • - la tutela del diritto dei cittadini ad essere informati e coinvolti nei processi decisionali che riguardano il loro futuro, affinché il confronto tra le diverse posizioni sia equilibrato e completo, in piena applicazione della Convenzione di Aarhus.

Siamo disponibili ad un incontro-dibattito pubblico su questi temi.

Alleghiamo alla presente il nostro Manifesto di Intenti.

Comitato No Chimica verde/No Inceneritore – Sassari
Comitato Non Bruciamoci il Futuro – Macomer
Medici per l’Ambiente – ISDE Sardegna
Comitato Non bruciamoci il Futuro – Cagliari
Comitato Cittadini Liberi Sardegna (No alla centrale a carbone di Ottana)
Comitato No al Progetto Eleonora – Arborea
Comitato No al Termodinamico a “Su Padru” – Cossoine
Comitato Sa Nuxedda Free – Vallermosa
Comitato Medio Campidano per i Beni Comuni – Guspini
Comitato EUTOPIA Turritana – Alghero
Comitato Contro l’Elettrosmog – Nuoro
Comitato No Megacentrale – Guspini
Collettivo Carraxu – Cagliari
Comitato S’Arrieddu per Narbolia
Comitato Rifiuti Zero – Cabras
Comitato Nurra Dentro – Sassari
ABC Planargia Montiferru
Comitato NO GALSI – Cagliari
Comitato Barbagia Mandrolisai
Comitato per l’Ambiente – Olbia
Comitato Terra Che Ci Appartiene – Gonnosfanadiga
Comitato Terrasana – Decimoputzu
Progetto Comune Villacidro
Arrexini.info – Cagliari
WWF Sassari
ARCI Sardegna

 

 

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