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Cossoine, anfiteatro rivisitato in chiave moderna. Domenica l'inaugurazione

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Domenica 26 aprile 2015, a conclusione della gara ciclistica Memorial Tore Murru, si terrà l’inaugurazione del nuovo Anfiteatro comunale, rivisitato in chiave moderna.

L’aspetto artistico ha riguardato la traslazione astratta dell’idea del murales “trompe l’oeil”, già sperimentata nel centro storico.

Il progetto, realizzato dai maestri Giuseppe Lendini e Michele Abis, ha ripreso la tematica del costume, del ballo e dell’artigianato locale attraverso la realizzazione di opere artistiche, sintesi della tecnica del bassorilievo da un lato e della pittura muralistica dall’altro.

Tali tecniche sono state riportate sia nella facciata in ingresso ai visitatori sia nella facciata fronte gradinate. Il primo intervento ha visto la celebrazione del costume sardo maschile di Cossoine: in particolare, è stato ripreso il concetto della tridimensionalità elaborato nel periodo cubista, attraverso l’impersonificazione di un gigante, seduto a riflettere su un prato.

La tridimensionalità consente al visitatore di vedere più spazi e più dimensioni rispetto alle possibilità offerte dalla tradizionale tecnica fotografica applicata alle rappresentazioni artistiche. In quest’ultimo caso infatti, è possibile vedere soltanto quanto visibile dall’occhio umano, quindi un’unica dimensione spazio temporale.

La tecnica pittorica applicata al gigante consente di vedere contemporaneamente sia il lato frontale sia il lato posteriore del costume maschile di Cossoine, attraverso una scomposizione che offre allo spettatore particolari prospettici dell’intero abito.

Astrattismo e tridimensionalità riassumono i tratti del volto attraverso tre linee orizzontali che consentono sia la percezione frontale sia la percezione laterale. La porta di ingresso prosegue con una serie di rettangoli verticali che riassume la parte della camicia ripiegata sul braccio, la cui mano poggia sul volto, annunciata sul frontale e ripresa sul lato sinistro.

Il posizionamento dei piedi ricalca l’effetto tipico delle gambe accavallate, con elementi di chiaroscuro su fondo verde che richiamano il senso di profondità insito nella prospettiva pittorica tradizionale.

Il secondo intervento è stato immaginato come fosse una scena del mondo reale che si presenta allo spettatore seduto fronte palco. Ecco quindi l’idea della rappresentazione del ballo tradizionale sardo, proprio nel momento in cui il cerchio si apre per il ringraziamento al pubblico e le coppie guadagnano a turno la centralità della scena, posta in risalto da un bassorilievo.

A lato emerge la simbologia della musicalità sarda fra launeddas e organetto, mentre sull’angolo sinistro prende vita il calore di un abbraccio perpetuato nell’affetto di due amanti.

Quest’ultima particolarità riflette tre dimensioni - secondo l’angolo di visuale - la prima dettata dal costume femminile, la seconda dal costume maschile, la terza dall’abbraccio dei due amanti.

Nello sfondo rivive ancora una volta il gigante del primo murales; è visibile infatti il braccio, “sa berritta” e “su colpette”, naturale prosecuzione prospettica posteriore del costume maschile. 

Le due scene – il gigante e il ballo – abbracciano nei quattro lati entrambe le facciate del palco come fossero un’opera unica, per una superficie totale dipinta di oltre 110 mq, particolarità che rende l’opera un unicum in Sardegna, considerato per di più che si tratta di murales abbinato a bassorilievo.

Le gradinate sono state rivestite con 900 mattonelle, ognuna diversa dall’altra, ciascuna rappresentante uno spettatore rivolto alla scena del ballo. In tutte emergono i tratti del volto secondo le tre linee orizzontali già viste sul gigante e sui ballerini, quasi a dar vita continua all’Anfiteatro, come fosse sempre colmo di spettatori. Anche in questo caso è possibile riconoscere più dimensioni, in quanto l’opera nel suo insieme, visionata a debita distanza, ricalca l’immagine di un tappeto sardo, ancora una volta trasposizione dell’arte e della cultura locale.

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